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Principali notizie

Letture della domenica

XII DEL T. ORD. E IV DEL SALTERIO.
(verde).
Gb 38,1.8-11: Qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.
Dal Salmo 106: Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.
2Cor 5,14-17: Ecco, sono nate cose nuove.
Mc 4,35-41: Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?
XI DEL T. ORD. E III DEL SALTERIO.
(verde).
Ez 17,22-24: Io innalzo l’albero basso.
Dal Salmo 91: È bello rendere grazie al Signore.
2Cor 5,6-10: Sia abitando nel corpo, sia andando in esilio, ci sforziamo di essere graditi al Signore.
Mc 4,26-34: È il più piccolo di tutti i semi, ma diventa più grande di tutte le piante dell’orto.


Udienza generale di Papa Francesco

Cortile di San Damaso; Mercoledì 12 maggio 2021

Catechesi: Il combattimento della preghiera

La preghiera cristiana, come tutta la vita cristiana, non è una “passeggiata”. Nessuno dei grandi oranti che incontriamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa ha avuto una preghiera “comoda”. Sì, si può pregare come i pappagalli – bla, bla, bla, bla, bla – ma questa non è preghiera. La preghiera certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Pregare non è una cosa facile e per questo noi scappiamo dalla preghiera. Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti. Questo succede anche a me. Noi fuggiamo dalla preghiera, non so perché, ma è così. Quasi sempre, dopo aver rimandato la preghiera, ci accorgiamo che quelle cose non erano affatto essenziali, e che magari abbiamo sprecato del tempo. Il Nemico ci inganna così.
Tutti gli uomini e le donne di Dio riferiscono non solamente la gioia della preghiera, ma anche il fastidio e la fatica che essa può procurare: in qualche momento è una dura lotta tenere fede ai tempi e ai modi della preghiera. Qualche santo l’ha portata avanti per anni senza provarne alcun gusto, senza percepirne l’utilità. Il silenzio, la preghiera, la concentrazione sono esercizi difficili, e qualche volta la natura umana si ribella. Preferiremmo stare in qualsiasi altra parte del mondo, ma non lì, su quella panca della chiesa a pregare. Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile, e qualche volta procede in un’oscurità quasi totale, senza punti di riferimento. Ci sono momenti della vita di fede che sono oscuri e per questo qualche Santo li chiama: “La notte oscura”, perché non si sente nulla. Ma io continuo a pregare. (…)
Nei tempi di prova è bene ricordarsi che non siamo soli, che qualcuno veglia al nostro fianco e ci protegge. Anche Sant’Antonio abate, il fondatore del monachesimo cristiano, in Egitto, affrontò momenti terribili, in cui la preghiera si trasformava in dura lotta. Il suo biografo Sant’Atanasio, Vescovo di Alessandria, narra che uno degli episodi peggiori capitò al Santo eremita intorno ai trentacinque anni, età di mezzo che per molti comporta una crisi. Antonio fu turbato da quella prova, ma resistette. Quando finalmente tornò il sereno, si rivolse al suo Signore con un tono quasi di rimprovero: «Dov’eri? Perché non sei venuto subito a porre fine alle mie sofferenze?». E Gesù rispose: «Antonio, io ero là. Ma aspettavo di vederti combattere» ( Vita di Antonio , 10). Combattere nella preghiera. E tante volte la preghiera è un combattimento. Mi viene alla memoria una cosa che ho vissuto da vicino, quando ero nell’altra diocesi. C’era una coppia che aveva una figlia di nove anni, con una malattia che i medici non sapevano cosa fosse. E alla fine, in ospedale, il medico disse alla mamma: “Signora, chiami suo marito”. E il marito era al lavoro; erano operai, lavoravano tutti i giorni. E disse al padre: “La bambina non passa la notte. È un’infezione, non possiamo fare nulla”.
Quell’uomo, forse non andava tutte le domeniche a Messa, ma aveva una fede grande. Uscì piangendo, lasciò la moglie lì con la bambina nell’ospedale, prese il treno e fece i settanta chilometri di distanza verso la Basilica della Madonna di Luján, la Patrona dell’Argentina. E lì - la basilica era già chiusa, erano quasi le dieci di notte, di sera – lui si aggrappò alle grate della Basilica e tutta la notte pregando la Madonna, combattendo per la salute della figlia. Questa non è una fantasia; l’ho visto io! L’ho vissuto io. Combattendo quell’uomo lì. Alla fine, alle sei del mattino, si aprì la chiesa e lui entrò a salutare la Madonna: tutta la notte a “combattere”, e poi tornò a casa. Quando arrivò, cercò la moglie, ma non la trovò e pensò: “Se ne è andata. No, la Madonna non può farmi questo”. Poi la trovò, sorridente che diceva: “Ma non so cosa è successo; i medici dicono che è cambiato così e che adesso è guarita”. Quell’uomo lottando con la preghiera ha avuto la grazia della Madonna. La Madonna lo ha ascoltato. E questo l’ho visto io: la preghiera fa dei miracoli, perché la preghiera va proprio al centro della tenerezza di Dio che ci ama come un padre. E quando non ci fa la grazia, ce ne farà un’altra che poi vedremo con il tempo. Ma sempre occorre il combattimento nella preghiera per chiedere la grazia. Sì, delle volte noi chiediamo una grazia di cui abbiamo bisogno, ma la chiediamo così, senza voglia, senza combattere, ma non si chiedono così le cose serie. La preghiera è un combattimento e il Signore sempre è con noi.
Se in un momento di cecità non riusciamo a scorgere la sua presenza, ci riusciremo in futuro. Capiterà anche a noi di ripetere la stessa frase che disse un giorno il patriarca Giacobbe: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». Alla fine della nostra vita, volgendo all’indietro lo sguardo, anche noi potremo dire:

“Pensavo di essere solo, ma no, non lo ero: Gesù era con me”. Tutti potremo dire questo.
 


Nei mesi di giugno, luglio e agosto la Messa festiva delle 18 non sarà celebrata
 

AVVISO
 
È consentito l’ingresso in chiesa (per un massimo di 150 persone) solamente con la mascherina.

• Ci si siede nelle panche, solamente nei posti contrassegnati dal cerchio verde con la scritta “SI”. Si possono utilizzare tutte le sedie presenti in chiesa senza spostarle dalla posizione in cui si trovano.

• Al termine della Messa, si chiede di uscire subito dalla chiesa, nel rigoroso rispetto del divieto di assembramento, sia in chiesa sia sul sagrato.
 

La parrocchia in digitale

Oltre al gruppo whatsapp, "Vita di comunità", e al sito della parrocchia www.parrocchiasanpietroincasale.it, è attivo anche un canale youtube, denominato “spcparrocchia
 

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Per iscriversi, basta mandare un messaggio al 333.7306272.
Ogni partecipante del gruppo può vedere i numeri telefonici degli altri e per chiunque è possibile cancellarsi dal gruppo in ogni momento.

È un modo per rimanere aggiornati sulle varie attività parrocchiali, sulle variazioni dell'ultimo minuto degli orari delle celebrazioni e su altre notizie della nostra comunità.
don Dante
 
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